PostHeaderIcon Hanno detto di Lei

sui giornali:

“Una piccola storia consigliata al ministro Brunetta, per rivedere la sua teoria sui bamboccioni” SILVIA NUCINI- Vanity Fair

“Tra sofferenza e ironia, ecco i consigli per chi vuole sfondare” SARA STRIPPOLI- La Repubblica

“ Emma Travet, che è uno pseudonimo nonché una dichiarazione d'intenti, è un progetto complesso. Un esempio di creatività «glocal» ai tempi di internet e della generazione mille euro. Emma, che si chiama Erica Vagliengo, 33 anni, caparbio segno del Capricorno, incarna perfettamente il prototipo del lavoratore d'inizio Duemila, precario per scelta di libertà, non solo per contingenza” ALESSANDRA COMAZZI- La Stampa

Ma il vero clou della due giorni è la sessione dedicata alle imprese creative. Tra i campioni, Erica Vagliengo (in arte Emma Travet). Una scrittrice e imprenditrice di Pinerolo. Ha prodotto un romanzo “Voglio scrivere per Vanity Fair”, e lanciato su internet il progetto Emmat: innovativo esempio di self marketing legato al romanzo, che ha come protagonista il suo alter ego. La Stampa

(…) Che spiegano ad altri giovani come non rimanere precari a vita, evitando così di ritrovarsi a dover dare da mangiare al pesce rosso del proprio caporedattore in ferie (è accaduto realmente a una tale Gaia, come racconta Erica Vagliengo, autrice del libro "Voglio scrivere per Vanity Fair"). L'invito è a non disperare, ma rimboccarsi le maniche: i periodi di crisi sono periodi di grandi opportunità. Basta saperle cogliereFABIO CHIUSI-L’Espresso

Emma Travet è una giornalista di 26 anni ed è l’autrice e protagonista di un libro molto divertente: «Voglio scrivere per Vanity Fair». EmmaT - così si fa chiamare - è una precaria sì, ma con stile (questo il suo mantra) e prodiga di ottimi consigli. Non solo nel libro: il suo blog e il suo myspace sono cliccatissimi e la sua pagina facebook è un brulichio di commenti in tutte le lingue. La cosa buffa è che in realtà però, Emma Travet non esiste. O meglio, esiste la sua autrice, Erica Vagliengo, una piccola streghetta del marketing, oltre ad essere una brava giornalista free lance. FRANCESCA MASOERO- Oggi7 (allegato di Americaoggi)

sul web:

Precaria sì, ma con stile. Questo è il mantra di Emma Travet, al secolo Erica Vagliengo, autrice di Voglio scrivere per Vanity Fair (Memori, 14 euro) che racconta le avventure semiserie di una giornalista free lance fashion addicted. Al contrario della sua eroina, la sua creatrice è diventata in breve tempo un fenomeno sul web. L'abbiamo incontrata e ci ha rivelato in anteprima che sta già scrivendo il nuovo capitolo delle peripezie di Emmat. www.style.it

Come si fa a sopravvivere nel mondo del giornalismo, in tempo di precarietà, senza abbattersi e senza privarsi delle piccole cose che danno un po' di sale alla vita di tutti i giorni? Semplice: basterebbe scrivere per Vanity Fair... www.affaritaliani.it

Erica Vagliengo, è questo il nome che si cela dietro la storia di Emma, è una forza della natura. Lo è perché ha penato e faticato per trovare un editore che desse spazio al suo romanzo e nonostante alcuni rifiuti non ha mai gettato la spugna (…)Con uno stile fresco e ironico e una scrittura che si fa testimonianza autobiografica priva di autocommiserazione ha intessuto un romanzo che, non solo non strizza l’occhio – come si potrebbe pensare – alla narrativa chick-lit in Kinsella style, ma riesce a imporsi come il racconto di un’esperienza comune a moltissime brillanti menti femminili. CARLOTTA VISSANI www.mangialibri.com

(..) ma è soprattutto il titolo di un divertentissimo libro scritto da una giovane giornalista pubblicista di Pinerolo, agli esordi come  autrice ma già capo redattrice del mensile free press Lookout magazine. Ha usato lo pseudonimo di Emma Travet, scegliendo un cognome tipicamente piemontese per sostituire il vero nome,  Erica Vagliengo,  classe 1977, per raccontare con sapiente ironia quella che potrebbe esser la storia di tanti:   i sogni, la consapevolezza delle proprie capacità, le aspirazioni e poi la realtà, la quotidianità non sempre brillante come l’avevamo immaginata, la precarietà come costante. www.rosafondente.it

Al termine della lettura ci rimane l’ammirazione per l’energia di Emma, che sembra immune dalla stanchezza nonostante la frenesia della vita metropolitana, grazie a una scrittura stile blog in cui l’autrice racconta passo per passo le su giornate ricche di impegni. Rimane anche la sensazione di essere davanti a un’istantanea della vita senza respiro di tanti precari di oggi, persi fra spese frivole e conti che non tornano mai. Contenti nonostante questo della propria vita, anche se sempre in attesa del lavoro ideale, del partner ideale, della casa ideale. Che forse per molti rimarranno tali almeno fino ai quarant’anni. www.booksblog.it

Ad occhio e croce potremmo dire che le prove dell'esistenza di questo tipo di soggetti non interessati a Vanity Fair e similari sono scarse e la stessa cosa ce la fa notare Emma Travet, alias Erica Vagliengo, in Voglio scrivere per Vanity Fair, delizioso libro edito da Memori che rischia seriamente di diventare il caso dell'anno. www.dmag.it

Spiritosissimo, arguto, ironico, stilosissimo e che sprizza ottimismo in ogni riga, quell’ottimismo ironico che le permette di non mollare il suo sogno: Scrivere appunto per Vanity Fair. croccworld.dailypatrizia.com/blog

Le fan di Emma T sono ragazze di tutte le età, dalla studentessa delle medie alla coetanea di nonna Olga Dionigia. La storia, i personaggi, i temi trattati sono tali da coinvolgere, divertire, interessare un target molto ampio che è già in attesa di una seconda puntata delle gesta normal-vintage-chic di questa eroina.contemporanea.

 Attraverso facebook, un gran numero di lettrici continua a restare in contatto con Emma Travet: dal virtuale dei social network alla realtà dei media e ritorno.

 Con "Voglio scrivere per Vanity Fair" la lettura diventa un fenomeno interattivo. Si può leggere un'intervista sulla carta stampata e il giorno stesso acquistare il libro per poi la sera parlarne online con l'autrice.

Emma Travet esce dalle pagine, in cui riesce a stento a trattenere la sua verve, e si rivela molto più concreta di tanti personaggi "veri" del piccolo schermo.